Ufficiale: Rinvio della Brexit al 31 Ottobre 2019!

Ancora un altro rinvio: L’UE ha concesso ulteriore tempo a Theresa May fissando la deadline per la Brexit al 31 Ottobre 2019.

Questo è stato solo l’ultimo di una serie infinita di slittamenti e rinvii che hanno estenuato la Premier britannica ed anche tutto il popolo del Regno Unito. Ma come si è arrivati a questo punto? Facciamo un po’ di chiarezza.

Le trattative tra Theresa May ed il Parlamento britannico per la Brexit

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Non si può non partire da qui, poiché rappresenta la situazione più critica.

Lo slittamento della data al 31 Ottobre 2019 era molto prevedibile, poiché è solo l’ultimo di una serie infinita di rifiuti e mancati accordi tra Governo e Parlamento britannico.

Il primo è avvenuto il 15 Gennaio scorso, con la clamorosa debacle del governo May sulla proposta di intesa per la Brexit: 432 voti contro e 202 a favore. Un massacro politico.

La premier britannica ci riprova altre due volte, tutte senza esito. Si paventa l’ipotesi “No Deal”, ma nessuno vuole arrivare a questo. Nel frattempo vengono bocciati anche i quattro piani alternativi proposti da altri parlamentari. La May propone le sue dimissioni in caso di sostegno al suo accordo, ma non basta nemmeno questo.

La maggioranza del governo è divisa tra chi è contro una “soft-Brexit” e chi è a favore di essa. Altri, pur di accaparrarsi i voti favorevoli dei laburisti, accetterebbero l’unione doganale con l’UE.

Uno dei pomi della discordia è sempre il “backstop” tra Irlanda ed Irlanda del Nord, situazione quantomai delicata e cruciale per l’accordo sull’uscita del Regno Unito dall’UE.

 

Le elezioni europee ed i negoziati aperti tra Theresa May ed UE

Il 23 Maggio 2019 è la data fissata per le elezioni europee.

Un portavoce del governo britannico affermò tempo fa come “si puntasse a trovare un accordo e di approvare le leggi necessarie prima delle elezioni europee, in modo da non dover avere l’obbligo di partecipare a quest’ultime”. Ma la speranza di trovare un intesa prima di quella data era assai improbabile.

La Premier britannica quindi si è mossa anche al di là della Manica pur di convincere i leader europei, Merkel e Macron su tutti, ad accogliere la sua richiesta. Ma se la prima è sempre sembrata favorevole, il secondo lo è sembrato molto di meno.

Il presidente della repubblica francese avrebbe voluto scongiurare qualsiasi disordine politico a ridosso delle elezioni europee, obiettivo fondamentale per la sua campagna elettorale da sempre pro-Europa. Proprio per questo Macron avrebbe voluto anticipare la deadline al 7 maggio, quasi venti giorni prima dell’apertura delle urne.

Tuttavia, dopo la fine della riunione con i vertici europei, la May ha detto che “il Regno Unito potrà uscire dall’UE anche entro il 22 Maggio (prima delle elezioni europee), nel caso il Parlamento britannico si decida a votare favorevolmente all’accordo negoziato con l’Unione Europea.

 

Tra lo spettro del No Deal e l’ipotesi di un secondo referendum

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In tutta la confusione di questi ultimi mesi ci sono ben poche certezze e molte possibilità. Della prima categoria fa parte la convinzione, da parte di quasi tutti gli esponenti del Parlamento britannico, la volontà di scongiurare l’uscita dall’UE con il “No Deal”: questo scenario sarebbe socio-politicamente semi- catastrofico.

Ma esiste anche una seconda possibilità, remota ma non troppo: l’ipotesi di un secondo referendum. Lo scorso 23 Marzo più di un milione di persone è sceso a manifestare per le strade di Londra e ribadire la sua volontà di restare in Europa.

Nell’arco di una giornata è stata raccolta la cifra record di 4,18 milioni di firme per chiedere al Governo inglese di tornare al più presto alle urne. E anche qualche parlamentare sembra avvicinarsi a quest’idea.

Non ci resta quindi che seguire tutti gli aggiornamenti e vedere se si troverà (finalmente) una soluzione.

Michele Capolupo

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