Diario Occasionale – NBA LONDON GAME 2018




La mia esperienza agli NBA London Game 2018

Ore 15:50: il grande giorno è arrivato. Finalmente potrò avere l’occasione di assistere ad una partita di NBA dal vivo. Solo chi è un grande appassionato di basket sa cosa vuol dire e solo Londra, attraverso l’appuntamento fisso annuale “NBA London Game”, può permettere tutto questo. Atterro con il volo LUIK6D da Roma   Ciampino a Stansted, uno dei tantissimi aeroporti che la capitale inglese può vantare. Il mio bagaglio consiste in un trolley e tre mesi di attesa che sono sembrati   tre anni.

nba-london

Ore 16:30: arrivo al check-in per l’uscita dei passeggeri. Dopo le solite domande e i soliti controlli di rito, esco alla ricerca del bus della “National Express” che mi porterà in città. Nonostante la partenza sia prevista per le 17:10 mi avvicino all’autista del pullman del turno prima, il quale mi invita a salire, e fortunatamente riesco a guadagnare un po’ di tempo sulla tabella di marcia.

Ore 18:00: il bus ferma a Waterloo Rail Station ed io finalmente posso fumarmi una sigaretta in tutta tranquillità. Il tempo è tipicamente inglese: freddo secco, cielo coperto e un leggero accenno di pioggerellina che per fortuna non aumenterà di intensità. Nell’attesa che il mio amico venga a prendermi per portarmi a casa sua, mi metto vicino ai tornelli della metro. E’ giovedì, e la gente sembra più frenetica del solito rispetto alla mia esperienza londinese di tre anni prima. Forse perché il week end è dietro l’angolo, forse perché è l’ora di punta del rientro, i pendolari sembrano dei robot che seguono un immaginario binario che li porterà a casa dopo una lunga giornata di lavoro. In tutto questo trambusto mi sento meno solo quando scorgo qualche ragazzo con la canotta dei Boston Celtics o quella dei Philadelphia 76ers che girovaga nell’Underground.

Ore 19:00: finalmente il mio amico arriva e possiamo avviarci a casa sua, zona Canada Water, per poter posare la valigia e prendere il biglietto. Il viaggio in bus non è dei più brevi, ma anche se l’inizio della partita è alle 20:30 l’ansia di arrivare in ritardo sparisce subito e fa posto alle chiacchiere di due amici che non si vedono da molto tempo.

Ore 20:20: lancio la valigia nel salotto di casa, rapidi saluti e mi ricatapulto di fuori. Fortunatamente l’O2 Arena è a sole due fermate di metro, e questo mi ridà un po’ di tranquillità. Da Canada Water prendo la Jubilee Line e scendo a North Greenwich. Appena salite le scale individuo subito un addetto alla sicurezza e chiedo informazioni su come poter raggiungere l’impianto. Lui, sorridendo, mi indica in un punto imprecisato ed io guardo in quella direzione: l’arena è lì, illuminatissima e a poche decine di metri. Guardo l’ora e mi accordo che sono le 20:35. Percorro il viale in fretta e furia e arrivo all’ingresso dello stadio. Appena entrato la prima impressione è quella di trovarmi in un enorme centro commerciale. L’atrio principale è contornato di negozi di ogni tipo, dall’abbigliamento al fast food per arrivare all’NBA Store, allestito con le divise ufficiali e gli accessori di Boston e Philadelphia. Anche qui chiedo l’aiuto ad un inserviente, stavolta una donna, domandandogli dove si trovasse l’entrata indicata sul mio biglietto. In maniera rapida e cortese, mi indica di percorrere il lungo corridoio fino al numero 116. La ringrazio più volte per la sua disponibilità, e lei con un grande sorriso risponde: “Don’t worry. It’s my job”.

 



 

Ore 20:40: Finalmente sono dentro. L’O2 è completamente sold out, bellissima e travolgente. La partita è iniziata da circa 10 minuti, poiché ne mancano poco più di due alla fine del primo quarto di gioco, ma nonostante questo rimango per quasi trenta secondi immobile a guardarmi intorno. Il cuore è a mille, e tutto ciò che fino ad allora avevo solamente visto in tv era lì, a pochi metri da me. Mi risveglio dal torpore e cerco il mio posto, ovvero il Q 497, ma la troppa gente presente quella sera mi mette in soggezione ed allora mi avvalgo dell’ausilio dello stewart presente all’uscita che mi indica fila e seggiolino, accompagnandomici. Le file sono strette ed i seggiolini vicinissimi, e quindi mi faccio spazio cercando di creare il meno disturbo possibile alle persone sedute, purtroppo con scarsi risultati. Appena seduto riesco finalmente a concentrarmi sul campo e sul tabellone che dice “Philadelphia 20-Boston 18”. I giocatori sembrano immensi. Atleti di minimo due metri di altezza che si muovono con una scioltezza inverosimile. La visuale del rettangolo di gioco è ottima, e quindi riesco a riconoscere le stelle della squadra: Kyrie Irving e Al Horford per i Celtics, Simmons ed Embiid per i Sixers. Rimango lì impalato a fissarli, a pensare a tutte le volte che li avevo ammirati comodamente dal divano di casa e che ora me li ritrovo più vicini di quanto avrei mai sperato. La sirena del primo quarto suona ed i giocatori rientrano in panchina.

nba-londra-2018

Durante la pausa lecheerleaders scendono in campo per il loro balletto e le mascotte dei due team sparano gadgets da una pistola verso il pubblico, che ovviamente è tutto in piedi. L’atmosfera è frizzante ed anche io mi faccio travolgere da tanto entusiasmo. La musica è molto alta, ma ciò non mi impedisce di fare amicizia con due ragazzi italiani seduti proprio vicino a me, e che ingenuamente avevo scambiato per americani. Sono di Bologna, e tra una chiacchiera e l’altra scopro che sono due habitué degli NBA London Game. Io gli rispondo che è la prima volta per me, ma che di certo non sarà l’ultima. Probabilmente è una banalità, ma tantissimi spettatori sono seduti vicini a tifosi avversari, proprio come negli USA. Da quelle parti non esiste il concetto di “settore ospiti”. Tutti vedono la partita insieme, e alla fine di essa ci si stringe la mano. Comincia il secondo quarto e Philadelphia continua sulla stessa falsa riga dei primi dodici minuti. Boston sembra più stanca, ma chi segue l’NBA sa bene che se è prima nella Conference dell’Est un motivo ci sarà. Nonostante questo Philadelphia riesce a chiudere il primo tempo in vantaggio per 57 a 48 pur avendo un Joel Embiid visibilmente provato dalla traversata transoceanica ma con un J.J. Reddick “on fire” che spara triple come se non ci fosse un domani. Approfitto della pausa per alzarmi e scendere giù in prossimità dell’inizio del terreno del gioco, poiché avevo notato che il settore dove stavo era appena dietro alla postazione dei telecronisti di tutto il mondo, tra cui quelli di Sky Sport Italia, ovvero Flavio Tranquillo, Davide Pessina e Alessandro Mamoli. Arrivo a cinque metri dal loro tavolo, e mi accorgo che ho avuto la stessa idea di altre decine di italiani che approfittano per salutarli e farsi una foto. Il mio carattere timido non mi permette tutto questo, ma capisco dai loro sguardi stanchi ma felici di quanto possa essere un privilegio poter coniugare la passione per il basket (e lo sport in generale) con quella della propria professione, anche se comporta inevitabili sacrifici e anche qualche rinuncia. E’ tempo di tornare in campo: gli spettatori prendono posto sui sedili e i giocatori sul parquet. Boston, specializzata nelle rimonte, parte con un altro piglio ed i risultati si vedono subito. Irving comincia ad estasiare il pubblico con giocate da fantascienza (solo per chi non lo conosce abbastanza) e Jaylen Brown e Jayson Tatum, l’ultimo arrivato nei Celtics, si fanno trascinare e cominciano a macinare gioco sia in attacco che in difesa. I Sixers sembrano irriconoscibili e non reggono l’onda d’urto, nonostante Simmons provi a scuoterli con costanti penetrazioni nel pitturato avversario e J.J. Reddick sia sempre pericoloso fuori dall’arco dei tre punti. I Celtics concludono il terzo quarto con ben 37 punti a referto, tenendo inchiodata Philadelphia a un modesto 22: il parziale vede Boston avanti 85 a 79. L’ultimo quarto si conferma sulla stessa falsa riga del terzo, con i Celtics ormai in pieno controllo ed i Sixers sulla via della resa. Tutte e due le squadre decidono di affidarsi al “garbage time”, inserendo le secondo linee e facendo un po’ di accademia. Il risultato finale dice: Boston 114-Philadelphia 103.

Ore 22:35: mi avvio verso l’uscita assieme a migliaia di altri tifosi. Lungo il viale c’è chi approfitta per mangiarsi un hot dog, chi per bere una birra e scambiare due chiacchiere sul match. Gli inservienti ci fanno da cordone e ci incanalano verso l’underground. La metro arriva subito, ed io ho la fortuna di dover scendere dopo sole due fermate. In superficie ad attendermi c’è il mio amico che mi porta a casa sua, distante poche centinaia di metri dalla stazione. Finalmente a casa. Stanchissimo, stremato, ma felice come un bambino.

Se siete appassionati di sport non perdetevi questo articolo sulle Squadre Calcistiche più famose di Londra.

Michele Capolupo



2018-10-10T15:18:53+00:00febbraio 18th, 2018|Eventi e Zone Da Visitare|Commenti disabilitati su Diario Occasionale – NBA LONDON GAME 2018
Shares